Registi
Le firme
Chi torna più spesso dietro la macchina da presa.
La voce della Sala
Guardali tutti insieme e si capisce subito una cosa: qui i film non si collezionano uno alla volta, si seguono le persone che li firmano. Chi mette in fila venticinque Spielberg o quattordici Bergman non sta rincorrendo il titolo del momento — sta abitando una carriera intera, con le svolte, i ritorni, le ossessioni che tornano da un film all'altro.
Ed è bello che accanto ai grandi affabulatori americani, quelli che sanno tenerti inchiodato — Scorsese, Nolan, Fincher, i Coen — ci sia tutto un versante che chiede un altro passo: Bergman, Tarkovskij, Kurosawa, Buñuel, il cinema che si prende il suo tempo. Nessuna gerarchia tra le due cose. Pulp Fiction e Il settimo sigillo stanno nella stessa stanza senza scusarsi.
Colpisce quanto pesi l'Italia in questo elenco: Monicelli e la commedia che graffia, il neorealismo di De Sica, Visconti e Fellini, fino a Sorrentino e Bellocchio oggi. Una linea che attraversa quasi un secolo, dal 1937 a domani, e che dice da dove si guarda il resto.
Non a caso i generi che ricorrono sono dramma, thriller e commedia: non l'effetto, ma il racconto e le persone dentro il racconto. Registi che vuoi rivedere perché sai che avranno qualcosa da dirti anche la volta dopo.



































































































































































































