Mario Monicelli prende il Medioevo italiano e lo rovescia come un calzino, mostrando non eroi in armatura ma una banda di straccioni che procedono per errore e caparbia ostinazione. L'armata di Brancaleone da Norcia è una compagnia di disgraziati che attraversano un'Italia barbara e fangosa, tra superstizioni, pestilenze e piccole miserie quotidiane. Il film smonta ogni retorica cavalleresca con una comicità fisica, sporca, che non rinuncia mai all'intelligenza della scrittura.
Vittorio Gassman costruisce uno dei suoi personaggi più memorabili: un cavaliere di ventura ridicolo e solenne insieme, che declama discorsi omerici davanti a seguaci analfabeti. Gian Maria Volontè, Catherine Spaak e il resto del cast compongono un affresco corale dove ogni volto racconta un'Italia minore, mai vista prima sullo schermo con questa lucidità.
La fotografia in bianco e nero di Carlo Di Palma trasforma paesaggi brulli in scenari da ballata popolare, mentre la sceneggiatura di Age & Scarpelli tiene insieme farsa, satira e un'amarezza di fondo che non si dissolve mai del tutto. Il risultato è un film che ha ridefinito la commedia italiana, dimostrando che si poteva ridere senza rinunciare a guardare in faccia la Storia.
Chi cerca solo risate leggere resterà spiazzato: qui la comicità nasce dall'osservazione spietata di come funzionano il potere, la paura e la sopravvivenza. Ma chi accetta di seguire questa sgangherata armata fino ad Aurocastro scoprirà un cinema che non ha mai smesso di sembrare contemporaneo.