Woody Allen smonta la commedia romantica dall'interno, usando un monologo nevrotico, flashback non lineari e persino l'animazione per raccontare una storia d'amore che non teme di mostrare tutte le sue crepe. Il film abbandona le convenzioni narrative hollywoodiane e costruisce un ritratto intimo e ironico della coppia moderna, dove le insicurezze di Alvy e la fragilità di Annie diventano il vero motore della narrazione.
La chimica tra Allen e Diane Keaton è autentica e dolorosa: ogni battuta, ogni sguardo sfuggente costruisce personaggi tridimensionali che vivono oltre lo schermo. La fotografia di Gordon Willis usa New York come specchio emotivo, mentre il montaggio di Ralph Rosenblum orchestra con precisione chirurgica salti temporali e digressioni che oggi sembrano naturali ma all'epoca erano rivoluzionari.
Con quattro Oscar, un Golden Globe e cinque BAFTA, il film ha ridefinito le regole del genere e trasformato la nevrosi in linguaggio cinematografico. Un'opera che ha insegnato al cinema come raccontare l'amore senza mentire sulle sue ferite.