Jim Carrey trasforma il Grinch in qualcosa di più di un villain natalizio: sotto ore di trucco prostetico — un processo che lo stesso attore ha descritto come estenuante — costruisce un personaggio fisicamente e vocalmente totale, capace di passare dal grottesco alla malinconia in pochi secondi. È una performance di puro artigianato corporeo.
Ron Howard non si limita a illustrare il libro di Dr. Seuss ma lo abita: Whoville è ricostruita in modo da sembrare davvero uscita da una pagina illustrata, con curve, sproporzioni e colori che rifiutano qualsiasi realismo rassicurante. La scenografia e il lavoro sui costumi valsero all'epoca riconoscimenti tecnici, tra cui un Oscar proprio per il makeup.
Il film funziona su due livelli contemporaneamente: racconta una storia di esclusione e riscatto che i bambini seguono per le trovate comiche, mentre gli adulti possono leggere qualcosa di più amaro — un outsider che odia il Natale non per cattiveria, ma per una ferita precisa. Questo doppio registro è raro nel cinema per famiglie.
Se si vuole vedere fino a dove può spingersi un attore dentro un personaggio non umano, questa è una delle risposte più interessanti che Hollywood abbia mai prodotto.