Mulholland Drive è il labirinto definitivo di David Lynch, un film che destabilizza lo spettatore fin dalla prima scena e continua a farlo anche a distanza di anni dalla visione. La storia di Betty, aspirante attrice fresca di speranze, e Rita, donna senza memoria dopo un incidente, si trasforma in un viaggio onirico dove i confini tra realtà e incubo si dissolvono completamente.
Naomi Watts esplode sullo schermo in una performance straordinaria, capace di passare dall'ingenuità luminosa a tonalità ben più oscure con una naturalezza sconcertante. La fotografia di Peter Deming cattura la duplice natura di Los Angeles: il glamour patinato e la decomposizione che si nasconde sotto la superficie, mentre il sound design e le musiche di Angelo Badalamenti costruiscono un'atmosfera di crescente inquietudine.
Il film ha ottenuto la nomination all'Oscar per la regia di Lynch e il premio per la miglior regia a Cannes, ma la sua vera forza sta nella capacità di rifiutare spiegazioni facili. Ogni visione rivela nuove connessioni, nuove letture possibili: un puzzle che si ricompone ogni volta in modo diverso. È cinema che chiede allo spettatore di abbandonare le certezze e lasciarsi travolgere dall'esperienza pura, viscerale, del mistero.