Fellini racconta la crisi creativa di un regista che non sa più cosa dire, e lo fa con un film che ha ridefinito il cinema moderno. La struttura frantuma linearità: sogno, ricordo, fantasia e presente si mescolano in un flusso libero che anticipa tecniche narrative ancora attuali. Mastroianni interpreta un Guido stanco e assediato, incapace di scegliere tra le donne che popolano la sua memoria e le pressioni di chi aspetta il suo prossimo capolavoro.
La fotografia in bianco e nero di Gianni Di Venanzo trasforma ogni inquadratura in un'architettura visiva: dai bagni termali dell'inizio alla passerella finale del circo immaginario, ogni sequenza è studiata come un quadro. I costumi di Piero Gherardi vestono un mondo borghese in disfacimento, tra divismo e nevrosi.
Due Oscar — miglior film straniero e migliori costumi — e un'influenza duratura su generazioni di cineasti: da Woody Allen a Sorrentino, chi ha raccontato l'artista in crisi ha guardato qui. Otto e mezzo è un'opera che parla di cinema facendo cinema allo stato puro, senza compiacimenti ma con una libertà formale che ancora oggi sorprende.