Spielberg dirige una storia vera che sembra inventata: adolescente in fuga dal crollo familiare, Frank Abagnale Jr. si reinventa pilota, medico, avvocato, falsificando assegni per milioni di dollari prima dei vent'anni. DiCaprio porta sullo schermo un personaggio che incanta e inquieta insieme: ragazzino fragile che si nasconde dietro uniformi rubate, genio dell'improvvisazione spinto dalla necessità di non fermarsi mai. Hanks è l'agente FBI che lo bracca con metodo ossessivo, fino a costruire un rispetto reciproco che attraversa tutta la caccia.
Il film funziona come thriller e come ritratto generazionale: gli anni Sessanta ricostruiti con cura nella fotografia di Janusz Kamiński, la colonna sonora jazz di John Williams che scandisce gli inganni con leggerezza apparente. Walken nei panni del padre decaduto vale da solo il biglietto: poche scene che dicono tutto sul vuoto che Frank cerca di riempire.
Due nomination agli Oscar e un BAFTA testimoniano la solidità del lavoro. Ma ciò che resta è il gioco del gatto e del topo condotto con intelligenza, senza eroi né cattivi, solo due uomini che si riconoscono attraverso la reciproca ossessione. Un film che diverte senza mai perdere di vista la malinconia sotto la superficie.