Scorsese costruisce qui il suo affresco più ambizioso sulla mafia americana, girando per oltre due ore e mezza senza un solo momento morto. La macchina da presa non si ferma mai: segue i personaggi nei vicoli, nei ristoranti, dentro le cucine del Copacabana in un piano sequenza diventato leggendario, che trasforma l'ingresso in un locale notturno in un battesimo visivo dentro il mondo della criminalità organizzata.
Il trio De Niro-Liotta-Pesci funziona perché ogni attore porta in scena una diversa sfumatura della violenza: Pesci, premiato con l'Oscar, esplode in una recitazione imprevedibile che rende Tommy DeVito una mina vagante; De Niro costruisce Jimmy Conway con freddezza calcolata; Liotta tiene insieme il racconto attraverso gli occhi di Henry Hill, testimone e protagonista di un'ascesa e di una caduta raccontate con la voce fuori campo che dà ritmo al montaggio.
Cinque BAFTA Awards hanno certificato la qualità tecnica di un'opera che usa il rock'n'roll come commento ironico alla vita criminale, che non giudica mai i suoi personaggi ma li osserva con una precisione documentaristica che rende ogni dettaglio — dai modi di tagliare l'aglio in prigione ai rituali di affiliazione — assolutamente credibile. È cinema che ti porta dentro un mondo e te lo mostra dall'interno, senza filtri moralistici.