James Cameron costruisce una macchina narrativa perfetta: il film si muove senza tregua, alternando inseguimenti notturni per le strade di Los Angeles e scene di tensione claustrofobica che non concedono respiro. La fotografia livida di Adam Greenberg trasforma la città in un labirinto urbano dove ogni angolo può nascondere il pericolo, mentre il montaggio serrato tiene lo spettatore con il fiato sospeso dall'inizio alla fine.
Arnold Schwarzenegger trasforma un limite recitativo in forza espressiva pura: il suo T-800 è una presenza fisica implacabile, inumana per davvero, che cammina attraverso il film con la determinazione meccanica di chi non conosce pietà. Linda Hamilton costruisce una Sarah Connor credibile nella sua normalità iniziale e nella crescita progressiva verso la consapevolezza. Michael Biehn porta umanità e disperazione a un soldato che sa di combattere una battaglia già persa.
Cameron mescola fantascienza di serie B e thriller paranoico con intelligenza artigianale, sfruttando budget limitato e effetti pratici per creare sequenze che restano impresse. Il film ha ridefinito l'action fantascientifico degli anni Ottanta e continua a funzionare perché sa cosa vuole raccontare e come farlo, senza perdere un colpo. Ogni scena serve, ogni inquadratura conta.