Oliver Stone orchestra un thriller investigativo che va ben oltre il caso Kennedy: costruisce un'indagine politica e cinematografica di oltre tre ore che tiene lo spettatore incollato allo schermo dall'inizio alla fine. La regia assembla materiale d'archivio, ricostruzioni storiche e testimonianze in un montaggio vorticoso che riflette la complessità dell'evento e delle sue infinite interpretazioni.
La fotografia alterna pellicole diverse — bianco e nero, colori desaturati, grana da cinegiornale — per creare una texture visiva che mescola documento e finzione, rendendo inscindibili verità storica e rilettura drammatica. Kevin Costner tiene insieme questo mosaico con una performance sobria e determinata, incarnando l'ossessione di chi cerca risposte in un labirinto di versioni contraddittorie.
Due Oscar (montaggio e fotografia), un Golden Globe e due BAFTA certificano la rilevanza di un film che ha riacceso il dibattito pubblico sull'assassinio più controverso del Novecento. Stone non offre certezze ma pone domande scomode, trasformando il cinema in tribunale popolare e lasciando allo spettatore il verdetto finale.