Sam Raimi porta il cinecomic a una maturità narrativa rara, costruendo un sequel che non si limita a raddoppiare l'azione ma approfondisce il dramma del protagonista. Tobey Maguire restituisce un Peter Parker lacerato tra responsabilità eroica e desideri personali, in una crisi d'identità che diventa il vero motore emotivo del film. La regia bilancia sequenze spettacolari — lo scontro sul treno resta una delle migliori scene d'azione del genere — con momenti di autentica intimità.
Alfred Molina costruisce in Otto Octavius un antagonista tragico e credibile, mai ridotto a villain monodimensionale. La fotografia e gli effetti visivi, premiati con l'Oscar, mantengono ancora oggi una fisicità e un'inventiva che molti blockbuster successivi hanno smarrito. Raimi non dimentica le radici fumettistiche ma le traduce in cinema adulto, capace di parlare di sacrificio e rinuncia senza cedere alla retorica.
È il punto più alto della trilogia originale, un raro esempio di film di supereroi che sa essere anche ritratto generazionale e riflessione sul peso delle scelte. Funziona come intrattenimento spettacolare e come dramma personale, conquistando sia il pubblico sia la critica.