Peter Jackson torna nella Terra di Mezzo con la stessa cura visiva che aveva reso leggendaria la trilogia del Signore degli Anelli, ma cambia registro: qui il tono è più fiabesco, l'avventura più episodica, fedele allo spirito del romanzo di Tolkien pensato per un pubblico più giovane. La Nuova Zelanda si trasforma ancora una volta in un mondo tangibile e stratificato, mentre la tecnologia HFR a 48 fotogrammi al secondo restituisce una nitidezza inedita a ogni dettaglio della Contea e delle Montagne Nebbiose.
Martin Freeman costruisce un Bilbo perfetto: goffo, ironico, lontano dall'eroismo classico eppure capace di scoprire un coraggio inatteso. Il confronto sotterraneo con Gollum — Andy Serkis al culmine della performance in motion capture — resta una delle scene più riuscite del cinema fantasy recente: un duello di indovinelli sospeso tra umorismo nero e tensione psicologica, che introduce l'Anello senza ancora svelarne il peso tragico.
Nonostante la durata dilatata e qualche concessione al blockbuster d'azione, il film riesce a mantenere il piacere del racconto corale, dell'incontro improbabile, del viaggio come rito di iniziazione. È il primo capitolo di una saga più leggera e meno tragica, ma non per questo meno capace di incantare chi cerca mondi in cui perdersi.