Visconti traspone Tomasi di Lampedusa con una precisione storica e visiva senza precedenti nel cinema italiano. Ogni inquadratura respira come un affresco: la fotografia di Giuseppe Rotunno bagna la Sicilia di luce polverosa, la macchina da presa si muove con la lentezza maestosa di un mondo al tramonto. Burt Lancaster, scelto contro ogni previsione, restituisce al Principe di Salina una dignità malinconica che non ha bisogno di parole; Claudia Cardinale e Alain Delon incarnano la bellezza e l'opportunismo della nuova Italia.
Il film vinse la Palma d'Oro a Cannes nel 1963 e resta una delle vette del melodramma storico europeo. Il montaggio originale, lungo oltre tre ore, fu massacrato nelle distribuzioni internazionali; oggi il restauro restituisce l'opera nella sua integrità, con il celebre ballo finale di quaranta minuti che chiude il racconto come una danza funebre.
È un film sulla fine e sul potere di chi sa riconoscerla: nessuna retorica, solo il peso di un'epoca che scivola via mentre il nuovo avanza, indifferente e necessario. Guardarlo significa abitare quel passaggio.