Alberto Sordi regala qui una delle sue interpretazioni più complete e sfaccettate, incarnando un aristocratico romano della fine del Settecento che usa la sua posizione privilegiata per burle elaborate e sottili atti di ribellione sociale. Mario Monicelli orchestra il tutto con quella capacità unica di far convivere commedia popolare e affresco storico, senza mai scadere nella cartolina d'epoca.
La Roma papalina ricostruita è vivida e sporca, lontana dai clichés: mercati rumorosi, vicoli affollati, una città stratificata dove nobili e plebei si sfiorano continuamente. La fotografia di Giuseppe Ruzzolini cattura questa dimensione fisica con naturalezza, mentre il ritmo narrativo procede per episodi che rivelano gradualmente la complessità del protagonista, ben oltre la maschera del burlone.
Dietro le risate si intravede una riflessione sul potere, sul privilegio e su quanto sia comoda l'irresponsabilità quando si nasce dalla parte giusta. Un film che sa divertire senza rinunciare a uno sguardo lucido sulla società del suo tempo, e per riflesso sulla nostra.