Amici Miei cattura un momento irripetibile della commedia italiana, quando il genere si è fatto adulto e ha guardato in faccia la malinconia. Monicelli orchestra un quartetto straordinario di attori — Tognazzi, Noiret, Moschin, Del Prete — che trasforma le zingarate in un ritratto spietato della crisi maschile, dell'età che avanza, della noia borghese mascherata da trasgressione. Le famose "supercazzole" non sono solo trovate comiche ma rituali di una generazione che ha smesso di credere e continua a giocare per non pensare.
La Firenze che attraversano è quella vera, spogliata da ogni cartolina, e la fotografia di Luciano Tovoli rende ogni scena credibile, persino quando le situazioni si fanno grottesche. Il film ha incassato cifre record ed è diventato un fenomeno culturale proprio perché ha toccato un nervo scoperto: dietro le risate c'è il vuoto, dietro l'amicizia c'è la solitudine.
Se la commedia all'italiana ha prodotto capolavori è anche grazie a opere come questa: capaci di far ridere senza mentire, di divertire raccontando una verità scomoda. Non è nostalgia, è cinema che osserva senza giudicare e lascia lo spettatore con qualcosa di più di una risata.