La Città Incantata è uno dei vertici assoluti dell'animazione giapponese, un film in cui l'immaginazione visiva di Miyazaki raggiunge una densità e una ricchezza senza precedenti. Ogni inquadratura trabocca di dettagli: spiriti dalle forme bizzarre, architetture impossibili, bagni termali affollati da creature mitologiche che sembrano uscite da un bestiario dimenticato. La storia di Chihiro — bambina spaventata che deve salvare i genitori trasformati in maiali — è un racconto di formazione che non risparmia al personaggio né fatiche né solitudine, ma la accompagna con una delicatezza rarissima.
La costruzione del mondo è totale: niente viene spiegato, tutto viene mostrato. Il film si muove con la logica del sogno, eppure ogni regola interna è coerente, ogni personaggio ha un peso specifico. La colonna sonora di Joe Hisaishi sostiene questa dimensione sospesa tra incanto e pericolo, mentre l'animazione tradizionale restituisce una consistenza fisica agli elementi — acqua, fuoco, terra — che il digitale raramente riesce a eguagliare.
Vincitore dell'Oscar come miglior film d'animazione, è una delle opere che hanno definitivamente affermato il cinema d'animazione come forma d'arte adulta e complessa. Non è solo un film per famiglie: è un viaggio in un altrove che continua a risuonare molto dopo i titoli di coda.