Kubrick costruisce un viaggio che va dall'alba dell'uomo fino ai confini dell'ignoto, affidandosi a immagini e musica invece che a dialoghi. La fotografia di Geoffrey Unsworth e gli effetti speciali – realizzati interamente in camera, fotogramma per fotogramma – restituiscono sequenze ancora oggi insuperate per rigore scientifico e potenza visiva: la stazione spaziale che ruota al ritmo del valzer di Strauss, l'occhio rosso di HAL 9000, il corridoio bianco finale che dilata spazio e tempo.
Il film richiede pazienza e disponibilità a farsi interrogare: non offre risposte comode, ma pone domande sulla tecnica, sull'evoluzione, sul nostro posto nell'universo. La tensione tra uomo e macchina – HAL che legge le labbra, che supplica di non essere spento – anticipa temi oggi urgentissimi, ma Kubrick non giudica: osserva, con lucidità quasi clinica.
Premiato con l'Oscar per gli effetti speciali e riconosciuto dalla critica internazionale con tre BAFTA, '2001' ha ridefinito cosa potesse essere un film di fantascienza: non evasione, ma riflessione filosofica per immagini. Non è cinema facile, ma è cinema necessario: un'esperienza che chiede tempo e ripaga con visioni che restano incise.