Ettore Scola costruisce un affresco dell'Italia del dopoguerra attraverso tre amici partigiani che si ritrovano trent'anni dopo, confrontando le promesse della Resistenza con le delusioni del boom economico e degli anni di piombo. Il film intreccia commedia e malinconia con una lucidità rara, passando dal bianco e nero della Liberazione al colore di un paese trasformato, usando Roma come palcoscenico di vite che hanno preso strade diverse.
La forza sta nella scrittura — firmata con Age e Scarpelli — che regala ai tre protagonisti (Gassman intellettuale cinico, Manfredi operaio sognatore, Stefano Satta Flores borghese arrivista) dialoghi che restano impressi e situazioni che bilanciano ironia e amarezza senza mai scivolare nel didascalico. Sandrelli è la donna che attraversa le loro esistenze, specchio dei compromessi di ciascuno. La celebre sequenza sulla Dolce Vita — con Mastroianni in cameo — è un omaggio al cinema come memoria collettiva e spazio di illusioni condivise.
Riconosciuto come uno dei vertici della commedia all'italiana matura, C'eravamo tanto amati vince il David di Donatello e viene candidato all'Oscar come miglior film straniero. È un film che parla di ideali traditi e amicizie logorate dal tempo, ma lo fa con una tenerezza che non assolve né condanna: guarda i suoi personaggi con la consapevolezza di chi sa che tradire se stessi è facile, ricordarsi chi si era è doloroso.