Duello a Berlino è un'opera che sfida ogni convenzione del cinema bellico britannico del 1943. Powell e Pressburger costruiscono un ritratto profondamente umano attraverso quarant'anni di storia europea, usando la biografia di un ufficiale dell'esercito per interrogare il concetto stesso di onore militare in un'epoca che lo rende obsoleto. Roger Livesey porta sullo schermo tutte le età di Clive Wynne-Candy con una naturalezza che trasforma il personaggio da caricatura a simbolo: quello dell'uomo che vede crollare il mondo in cui credeva senza tradire se stesso.
La fotografia in Technicolor di Georges Périnal dona al film una ricchezza visiva rara per il periodo, mentre la struttura a ritroso nel tempo crea un effetto di progressiva rivelazione: quello che inizia come un vecchio generale pomposo diventa un giovane idealista, e la distanza tra i due è la misura di un'epoca. La relazione con l'ufficiale tedesco Theo Kretschmar-Schuldorff attraversa due guerre mondiali e tre incontri con donne diverse, costruendo un affresco sulla lealtà, l'amicizia e sul prezzo del restare fedeli a principi che la storia ha superato.
È un film che osa chiedere se l'onore abbia ancora senso nella guerra totale, e lo fa senza offrire risposte facili. Guardarlo significa seguire un uomo che rifiuta di diventare cinico, anche quando il cinismo sarebbe più efficace.