Alberto Sordi è qui lontano dalla maschera comica che il pubblico gli conosceva: interpreta Silvio Magnozzi, un giornalista che attraversa vent'anni di storia italiana dall'antifascismo alla ricostruzione, pagando ogni scelta d'integrità con rinunce personali e professionali. Dino Risi costruisce un ritratto lucido e amaro dell'Italia del dopoguerra, dove gli ideali della Resistenza sbattono contro il cinismo del miracolo economico e chi non si adegua finisce ai margini.
La recitazione di Sordi è una delle sue prove più intense: il volto si indurisce, il tono si fa aspro, e quel che resta della commedia all'italiana è solo l'ironia amara di chi vede il mondo cambiare senza di sé. Accanto a lui Lea Massari incarna Elena, compagna di lotta e di vita, in un rapporto logorato dalle privazioni e dalle delusioni. La fotografia in bianco e nero di Roberto Gerardi accompagna il tempo che passa senza nostalgia, con l'occhio fermo di chi non vuole consolare.
Il film ottenne una candidatura all'Oscar come miglior film straniero e vinse il Nastro d'argento per la sceneggiatura: riconoscimenti che ne certificano il peso nella commedia civile italiana. Non è un film che diverte né che conforta, ma che guarda in faccia il prezzo della coerenza in un Paese che ha fretta di dimenticare.