Lina Wertmüller firma uno dei suoi film più acuti e personali, dove la commedia all'italiana si fa politica senza mai perdere il passo umano. Giancarlo Giannini è straordinario nel ruolo di Tunin, anarchico goffo e purissimo catapultato in una Roma fascista che non capisce: la sua interpretazione bilancia idealismo ingenuo e passione carnale con una verità che sorprende a ogni scena. Accanto a lui, Mariangela Melato costruisce una Salomè indimenticabile, prostituta rivoluzionaria che porta il peso della causa senza retorica.
La Wertmüller dirige con uno sguardo che non giudica mai i suoi personaggi, nemmeno quando li mette davanti alle loro contraddizioni. Il bordello diventa microcosmo politico e umano, luogo dove si incrociano desideri, sopravvivenza e ideali traditi. La fotografia di Giuseppe Rotunno cattura la Roma degli anni Venti con un realismo sporco e vitale, lontano da ogni cartolina.
Il film fu candidato all'Oscar come miglior regia straniera nel 1974, riconoscimento raro per il cinema italiano dell'epoca. La sua forza sta nel non cedere né alla satira facile né al melodramma: racconta l'impossibilità della purezza in un mondo complesso, e lo fa con intelligenza, dolore e un'ironia che non consola. Vale la pena vederlo per capire come si possa parlare di Storia attraverso corpi, desideri e fallimenti individuali.