Mel Brooks trasforma il mito di Frankenstein in una parodia perfetta che è anche un omaggio rigoroso. Girato in bianco e nero con le stesse scenografie dei film Universal degli anni Trenta, il film ricrea l'atmosfera gotica originale prima di rovesciarla con intuizioni comiche geniali. Ogni inquadratura cita l'espressionismo tedesco mentre Gene Wilder, nel ruolo del nipote nevrotico del celebre dottore, passa dal rifiuto sdegnato dell'eredità di famiglia all'entusiasmo folle per gli esperimenti proibiti.
Il cast è straordinario: Marty Feldman come Igor gobbo e strabico, Madeline Kahn che canta in una scena memorabile, Cloris Leachman nella parte della sinistra governante. La sceneggiatura alterna battute fulminanti a sequenze di puro slapstick, senza mai perdere il ritmo. Brooks dimostra una padronanza tecnica rara nella commedia: la fotografia di Gerald Hirschfeld riproduce fedelmente lo stile espressionista, mentre il montaggio rispetta i tempi del cinema classico pur inserendo gag contemporanee.
Candidato a due Oscar, il film è diventato un riferimento imprescindibile per chiunque voglia capire come si costruisce una parodia intelligente. Non si limita a prendere in giro: celebra, comprende e reinventa il genere horror con un affetto contagioso che rende ogni visione un piacere.