Il segreto dei suoi occhi intreccia noir giudiziario e melodramma con una precisione rara. Juan José Campanella costruisce un puzzle temporale che salta tra il 1974 e il 1999, usando un caso di omicidio irrisolto come pretesto per esplorare ossessioni, rimorsi e sentimenti mai dichiarati. La tensione investigativa c'è, ma è il peso emotivo dei personaggi a reggere davvero il film.
Ricardo Darín porta sullo schermo un ex funzionario giudiziario consumato dal bisogno di dare un senso al passato, e la chimica con Soledad Villamil restituisce tutto il non detto di una storia d'amore rimasta ai margini di una vita. La fotografia di Félix Monti e una celebre sequenza girata in uno stadio affollato — senza stacchi visibili — dimostrano una padronanza tecnica che va oltre l'intrattenimento.
Vincitore dell'Oscar come miglior film straniero nel 2010, il film sa tenere insieme registro poliziesco e dramma intimista senza cedere a semplificazioni. Alla fine non chiude solo un'indagine: chiude conti con il tempo, la giustizia e ciò che resta quando le parole arrivano troppo tardi.