Denis Villeneuve, prima di Arrival e Blade Runner 2049, ha firmato questo adattamento teatrale che incrocia presente canadese e passato mediorientale con la precisione di un orologiaio. La struttura a doppio binario — due gemelli che seguono le tracce materne tra documenti e memorie, mentre lo spettatore ricostruisce la vita della donna durante una guerra civile — trasforma la ricerca di identità in un thriller morale dove ogni rivelazione ribalta la prospettiva. Lubna Azabal sostiene il peso drammatico del film con una recitazione misurata e devastante, capace di rendere comprensibile l'incomprensibile.
La fotografia di André Turpin sa rendere il deserto e la periferia urbana nordamericana ugualmente ostili, due facce dello stesso sradicamento. Villeneuve non cerca lo shock gratuito: le scene di violenza sono ellittiche, mai esibite, eppure il loro peso emotivo resta impresso. La candidatura all'Oscar come miglior film straniero ha segnato l'emersione internazionale del regista, ma è la costruzione narrativa — paziente, geometrica, spietata — a rendere questo film memorabile.
Non è cinema confortevole: Incendies ti porta dentro un labirinto di filiazione e colpa senza offrire soluzioni facili. Ma la sua capacità di mostrare come la Storia entri nelle vite private e le spezzi dall'interno ne fa un'esperienza da cui si esce cambiati, con lo sguardo ancora incollato agli occhi di chi ha vissuto troppo.