Una corrispondenza epistolare che attraversa vent'anni e due continenti, raccontata in stop-motion con pupazzi di plastilina color seppia e antracite. Adam Elliot costruisce un film che ha la rara capacità di parlare di solitudine, differenza e fragilità senza mai cedere al sentimentalismo: ogni fotogramma è cesellato con una precisione artigianale che trasforma imperfezioni fisiche e disagio mentale in materia narrativa autentica.
La voce di Philip Seymour Hoffman dà corpo a Max, un uomo con sindrome di Asperger che vive a New York circondato da piccoli riti quotidiani, mentre Toni Collette presta il timbro a Mary, bambina australiana poi donna, invisibile al mondo fino all'arrivo di quelle lettere. Il film non cerca di spiegare o giustificare: osserva, con tenerezza ma senza indulgenza, come due esistenze ai margini si sostengano a distanza.
Vincitore del Gran Premio della Giuria al Sundance, questo lungometraggio dimostra come l'animazione possa affrontare la complessità emotiva dell'età adulta meglio di tanti film in live action. È un'opera che chiede pazienza e ripaga con una sincerità disarmante: rara, necessaria, capace di restare.