La Pixar chiude la trilogia con un film che riesce nell'impresa più difficile: trasformare giocattoli di plastica in personaggi con cui fare i conti davvero, emotivamente. La sceneggiatura orchestra con precisione una riflessione sul tempo che passa, sull'abbandono e sulla necessità di lasciar andare, senza mai scivolare nel sentimentalismo facile.
Lee Unkrich costruisce una macchina narrativa che funziona su più livelli: avventura per i più piccoli, riflessione esistenziale per chi è cresciuto con Andy. La sequenza dell'inceneritore resta un momento di cinema puro, capace di generare tensione autentica senza bisogno di parole. La fotografia digitale raggiunge una maturità espressiva rara nell'animazione, con l'asilo Sunnyside che passa da paradiso colorato a prigione opprimente attraverso solo luce e inquadrature.
I due Oscar vinti — miglior film d'animazione e miglior canzone — certificano un risultato tecnico e artistico che ha ridefinito cosa può essere un sequel. Un film che sa quando chiudere una storia, e lo fa guardandola negli occhi.