Dragon Trainer ribalta una premessa che sembrava già vista mille volte — vichinghi contro draghi — trasformandola in una riflessione sul coraggio di mettere in discussione ciò che tutti danno per scontato. La regia di DeBlois e Sanders costruisce un mondo visivamente ricco dove ogni drago ha una personalità precisa, e il rapporto tra Hiccup e Sdentato si sviluppa quasi senza dialoghi, affidandosi a gesti, sguardi, a un linguaggio del corpo che funziona come nei migliori film muti.
La mossa vincente è rendere Hiccup un protagonista fuori dagli schemi: gracile, maldestro, brillante quando gli altri puntano sulla forza bruta. Jay Baruchel gli presta una voce perfetta, mentre Gerard Butler incarna un padre che deve imparare a vedere il figlio per quello che è, non per quello che vorrebbe fosse. Le sequenze di volo — montate su una colonna sonora di John Powell che alterna intimità ed epica — hanno una fluidità rara nell'animazione: non spettacolo fine a se stesso, ma espressione di libertà conquistata.
Candidate a due Oscar, queste immagini hanno segnato DreamWorks nel momento in cui lo studio cercava una voce propria accanto a Pixar. Non è solo un film per famiglie: è un racconto di formazione che parla di empatia, pregiudizio, del momento in cui scegliere chi essere significa andare contro tutti.