David Yates abbandona qui le architetture gotiche di Hogwarts per portare il trio protagonista in un territorio nuovo: foreste nebbiose, brughiere desolate, spazi aperti dove la magia non basta a proteggerti. È un film di fuga e resistenza, costruito su silenzi e attese più che su duelli spettacolari. La fotografia di Eduardo Serra lavora su toni freddi e luci rade che traducono visivamente l'isolamento dei personaggi, mentre la sceneggiatura rispetta i tempi della paura e della solitudine.
La scelta di dividere il romanzo finale in due parti permette a Yates di rallentare, di far respirare i momenti intimi: la scena della danza tra Harry ed Hermione, priva di dialoghi e accompagnata da Nick Cave, è un esempio raro di come il blockbuster possa concedersi la malinconia. Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint sostengono l'intero film sulle spalle, mostrando una maturità attoriale guadagnata negli anni.
Due nomination agli Oscar (miglior scenografia e migliori effetti visivi) certificano l'ambizione tecnica del progetto. Ma ciò che rende questo capitolo essenziale è il suo coraggio di essere un film cupo, privo di consolazioni facili, che prepara lo spettatore all'epilogo senza tradire la complessità emotiva di una saga ormai adulta.