Luc Besson costruisce un thriller urbano che si muove su un filo sottilissimo: da una parte la violenza cruda del mondo criminale newyorkese, dall'altra una relazione improbabile e tenerissima tra un killer solitario e una ragazzina in cerca di vendetta. Jean Reno porta sullo schermo un personaggio memorabile: Léon è un professionista metodico, quasi infantile nella sua semplicità, che trova in Mathilda una ragione per uscire dalla propria solitudine. È il debutto cinematografico di Natalie Portman, che a dodici anni regge la scena con una maturità disarmante, rendendo credibile un personaggio che avrebbe potuto scivolare nel melodramma.
La fotografia di Thierry Arbogast cattura New York come un labirinto claustrofobico di appartamenti angusti e scale di servizio, dove la violenza esplode all'improvviso. Gary Oldman compone uno dei cattivi più sopra le righe del cinema anni Novanta: un agente corrotto dalla gestualità nervosa, imprevedibile, che trasforma ogni sua apparizione in pura tensione.
Besson non nasconde mai la natura disturbante del rapporto al centro del film, ma la tiene in equilibrio attraverso una regia che punta sull'innocenza condivisa dei due protagonisti. Quello che ne esce è un'opera che ha ridefinito il thriller d'azione europeo, capace di alternare sequenze d'azione coreografiche a momenti di intimità silenziosa. Un film che ha lasciato il segno su un'intera generazione di cinema.