Scorsese trasforma la New York notturna della metà degli anni Settanta in un inferno urbano visto attraverso gli occhi di un reduce che non riesce più a dormire né a trovare pace. La macchina da presa segue Travis Bickle mentre solca le strade sporche della città a bordo del suo taxi giallo, in un viaggio che diventa progressivamente più claustrofobico e allucinato. Robert De Niro costruisce uno dei personaggi più inquietanti e indimenticabili del cinema americano: un uomo solo che oscilla tra il desiderio di redenzione e l'impulso distruttivo, la cui alienazione cresce fino a esplodere.
La fotografia di Michael Chapman bagna ogni inquadratura di rossi saturi e gialli malati, mentre la colonna sonora di Bernard Herrmann — la sua ultima — aggiunge una tensione jazzistica e febbrile. Paul Schrader firma una sceneggiatura che non giudica ma osserva, lasciando aperte domande scomode sulla violenza, la solitudine metropolitana e l'impossibilità di comunicare. Il film conquistò la Palma d'Oro a Cannes e ricevette quattro nomination agli Oscar.
È un ritratto brutale e ipnotico di un'America malata, un film che continua a inquietare e a interrogare lo spettatore decenni dopo la sua uscita, senza mai offrire risposte facili.