Wim Wenders trasforma Berlino in un paesaggio dell'anima, filmato in un bianco e nero da Henri Alekan che trasforma la città divisa in una poesia visiva. Gli angeli vedono il mondo senza colori, ascoltano i pensieri degli umani, ma non possono sentire: né il calore del caffè, né il peso di un corpo, né la gioia di poter dire "oggi".
Bruno Ganz porta sullo schermo una delle interpretazioni più delicate del cinema europeo: il suo Damiel osserva con nostalgia crescente, finché il desiderio di vivere davvero non diventa irresistibile. Peter Falk, nei panni di se stesso, introduce una nota di umanità concreta e commovente — perché anche lui sa cosa significa essere stati dall'altra parte.
Presentato a Cannes nel 1987, il film vinse il premio per la miglior regia e segnò un momento decisivo nel cinema d'autore: una riflessione sulla mortalità, sulla Guerra Fredda ancora presente, sulla bellezza fragile dell'esistenza. È un'esperienza che richiede tempo e silenzio, ma ripaga con immagini e intuizioni che non si dimenticano.