Wonder Woman segna un punto di svolta nel cinema supereroistico: Patty Jenkins costruisce un film d'azione che sa guardare alla golden age hollywoodiana senza rinunciare alla spettacolarità moderna. Il film alterna combattimenti coreografati con precisione millimetrica a momenti di scoperta quasi da commedia romantica, trovando un equilibrio raro tra epicità mitologica e umanità concreta.
Gal Gadot porta sullo schermo una Diana Prince che incarna forza fisica e purezza morale senza cadere nella rigidità: il suo stupore di fronte al mondo degli uomini genera alcune delle scene più riuscite del film. Chris Pine regge il confronto costruendo un personaggio che è molto più della spalla comica, mentre la fotografia di Matthew Jensen sfrutta al meglio il contrasto tra l'isola di Themyscira e le trincee della Prima Guerra Mondiale.
Il film ha incassato oltre 820 milioni di dollari ed è stato accolto come una prova che il genere poteva raccontare eroine complesse senza scendere a compromessi. La battaglia di No Man's Land resta una delle sequenze d'azione più efficaci e cariche di significato degli ultimi anni del genere: puro cinema che sa cosa vuole dire e come dirlo.