Guillermo del Toro costruisce una favola adulta dove la bellezza emerge dall'incontro tra due creature che il mondo considera mostruose: una donna muta che pulisce i pavimenti di un laboratorio e una creatura anfibia prigioniera della Guerra Fredda. La forza del film sta nel modo in cui la macchina da cinema classica — la fotografia acquatica di Dan Laustsen, le scenografie immersive, la colonna sonora di Alexandre Desplat — si piega a raccontare l'impossibile come se fosse la cosa più naturale del mondo.
Sally Hawkins recita quasi interamente in silenzio e con il linguaggio dei segni, eppure il suo personaggio non è mai ridotto a simbolo: Elisa ha desideri, rabbia, una vita piena di dettagli quotidiani. Attorno a lei si muove un cast che non sbaglia un tono: Michael Shannon come antagonista rigido e violento, Richard Jenkins nei panni del vicino di casa gay e solitario, Octavia Spencer che porta dignità e umorismo.
Il film ha vinto quattro Oscar, tra cui miglior film e miglior regia, riconoscimenti che hanno premiato la capacità di Del Toro di fare cinema di genere senza rinunciare alla profondità emotiva. È un melodramma sincero, vestito da fantasy, che chiede di credere nell'amore come forza che supera le barriere — anche quelle tra specie diverse.