Miyazaki abbandona i toni epici per dipingere una favola malinconica e ironica sull'Adriatico degli anni Trenta, dove un asso dell'aviazione vive sotto forma di maiale antropomorfo. È un film sull'orgoglio, la nostalgia e l'impossibilità di tornare indietro, raccontato con quella leggerezza che solo il maestro giapponese sa dare ai temi adulti.
La cura visiva è eccezionale: ogni scena nell'hangar di Gina, ogni volo tra le isole, ogni dettaglio degli idrovolanti rosso fiamma traduce in immagini un amore per l'aviazione che non è mai didascalico. Le sequenze aeree, animate a mano, restano tra le più belle mai realizzate: dinamiche, fluide, capaci di far sentire il vento.
Il doppiaggio originale giapponese e quello inglese (con Michael Keaton) restituiscono bene il tono ironico e disincantato del protagonista, mentre il personaggio di Fio — giovane progettista che crede ancora nei sogni — bilancia perfettamente il cinismo di Porco. Il risultato è un'opera minore solo nel senso che non cerca la grandezza: preferisce rimanere sospesa, come i suoi aerei, in un momento perfetto tra avventura e rimpianto.