Spike Jonze trasforma una premessa surreale in un'esperienza che riesce a essere allo stesso tempo comica e inquietante. Un burattino disperato che trova una porta nel cervello di John Malkovich: basterebbe questo a rendere il film memorabile, ma la sceneggiatura di Charlie Kaufman scava più a fondo, trasformando una trovata assurda in una riflessione sulla necessità di fuggire da noi stessi.
John Cusack abbandona il suo solito fascino per incarnare un manipolatore frustrato con una parrucca improbabile, mentre Cameron Diaz si rende quasi irriconoscibile nei panni di una moglie dall'esistenza soffocata. Malkovich recita se stesso, ma lo fa con un'autoironia che rasenta il masochismo: accettare questo ruolo richiede un coraggio raro.
Nominato a tre Oscar e vincitore di un BAFTA, il film ha ridefinito cosa si potesse osare in una commedia mainstream. Non cerca di spiegare tutto: ti spinge dentro il portale e ti lascia uscire confuso, divertito e con una sensazione strana addosso, quella di aver visto qualcosa che non dovrebbe esistere ma che ora non puoi dimenticare.