David Lynch mette da parte il surrealismo visionario per raccontare una storia straordinariamente semplice: un vecchio testardo che percorre centinaia di chilometri su un tosaerba per riconciliarsi col fratello. Il risultato è un film di umanità assoluta, dove ogni incontro lungo la strada — una ragazza incinta, un gruppo di ciclisti, un veterano della Seconda Guerra Mondiale — diventa occasione per riflettere sulla vecchiaia, il perdono, la famiglia.
Richard Farnsworth, all'epoca settantanovenne e malato terminale, offre una delle interpretazioni più toccanti della sua carriera, guadagnandosi una nomination all'Oscar. Sissy Spacek, nei panni della figlia con difficoltà di linguaggio, costruisce un ritratto di tenerezza silenziosa che resta impresso. La fotografia di Freddie Francis cattura il paesaggio del Midwest americano con una lentezza contemplativa che si accorda perfettamente al ritmo del viaggio.
Lynch dimostra qui una disciplina narrativa cristallina: nessun artificio, solo la forza di una storia vera raccontata con rispetto e grazia. Il film procede al passo del tosaerba, ma ogni scena ha il peso giusto, ogni dialogo conta. Alla fine, quello che poteva sembrare un aneddoto bizzarro si rivela un'elegia sulla dignità umana e sul valore di dire "mi dispiace" prima che sia troppo tardi.