Non ci resta che piangere è una delle commedie italiane più amate degli anni Ottanta, nata dall'incontro tra due sensibilità comiche complementari: la malinconia partenopea di Massimo Troisi e l'esuberanza toscana di Roberto Benigni. Il film gioca con l'idea del viaggio nel tempo senza mai prendersi troppo sul serio, costruendo situazioni assurde che diventano riflessioni ironiche sulla storia e sulla nostra incapacità di cambiarla.
La forza sta nel dialogo tra i due protagonisti, che improvvisano con naturalezza davanti a personaggi del Quattrocento inconsapevoli dell'anacronismo. Ogni tentativo di modificare il corso degli eventi si scontra con l'inevitabilità della storia, trasformando l'avventura fantastica in una commedia esistenziale sull'impotenza dell'individuo. Le scene con Leonardo da Vinci e Cristoforo Colombo sono piccoli capolavori di nonsense che restano impressi per la loro semplicità geniale.
Il film ha conquistato un posto speciale nella memoria collettiva italiana, citato e rivisto a distanza di decenni. Funziona come puro intrattenimento ma anche come esempio di come due talenti possano creare chimica senza sovrastarsi, regalando momenti di comicità che nascono dall'osservazione del quotidiano traslata in un contesto impossibile.