Billy Wilder porta in tribunale tutto il suo talento nel manipolare convenzioni e aspettative. Adatta Agatha Christie con un rigore che non concede respiro: ogni battuta, ogni sguardo sono calibrati per costruire una macchina narrativa che funziona con la precisione di un orologio svizzero. La fotografia in bianco e nero di Russell Harlan esalta i contrasti morali e le ombre che pesano su ogni testimonianza.
Charles Laughton regala una delle sue interpretazioni più memorabili nei panni del vecchio avvocato cinico e brillante, affiancato dalla vera moglie Elsa Lanchester in un duetto che aggiunge levità a una vicenda tesa come una corda di violino. Marlene Dietrich, con il suo fascino gelido e imperscrutabile, è l'asse attorno a cui ruota l'intera costruzione: impossibile distogliere lo sguardo quando è in scena.
Nominato a sei Oscar, il film custodisce un finale che ha costretto le sale a chiedere al pubblico di non rovinare la sorpresa a chi doveva ancora vederlo. Settant'anni dopo, quella stessa richiesta vale ancora: varrebbe la pena scoprirlo senza sapere altro.