Room trasforma un thriller claustrofobico in un'indagine profonda sul legame madre-figlio e sulla resilienza umana. Lenny Abrahamson costruisce un'esperienza cinematografica in due tempi: la prima metà ti intrappola nei dieci metri quadrati dove Jack è nato e cresciuto, la seconda ti getta nel mondo esterno insieme a lui, scoprendo che la libertà può essere altrettanto spaventosa della prigionia.
Brie Larson ha vinto l'Oscar per una prova d'attrice devastante e contenuta insieme: ogni suo gesto è misurato per proteggere il figlio dall'orrore, ogni sua parola costruisce un universo alternativo che lo tenga al sicuro. Ma è Jacob Tremblay, allora bambino, a rendere il film così straordinario: il suo Jack vede Room come il mondo intero, e noi con lui, fino a quando quella certezza non si sgretola.
Adattato dal romanzo di Emma Donoghue, che ne ha scritto anche la sceneggiatura, Room ha conquistato pubblico e critica per la capacità di raccontare il trauma senza compiacimenti, trovando bellezza e dignità dove sembrava impossibile. Un film che non dimentichi, perché ti costringe a guardare attraverso gli occhi di chi deve reinventare ogni cosa, compreso il significato di casa.