Julia Ducournau usa l'horror per raccontare il corpo che cambia, il desiderio che esplode, l'identità che si spacca. Raw non è un film di cannibali: è un coming-of-age feroce, dove la carne cruda diventa metafora della scoperta sessuale, della pulsione che non si controlla, del confine tra umano e animale che salta. La regia è chirurgica, la fotografia fredda e clinica amplifica ogni morso, ogni ferita, ogni pelle arrossata.
Garance Marillier sostiene tutto il film con uno sguardo che passa dall'innocenza alla fame senza mai urlare: Justine si trasforma sotto i nostri occhi, e Ducournau non le concede né redenzione facile né condanna moralista. Il rituale universitario, le prove di iniziazione, la sorellanza malata: ogni dettaglio costruisce un mondo chiuso in cui il corpo diventa campo di battaglia.
Raw ha vinto il premio FIPRESCI a Cannes nella sezione Semaine de la Critique e ha consacrato Ducournau come una delle voci più originali del cinema francese contemporaneo. È un film che disturba senza compiacersi, che parla di crescita attraverso il disgusto, che lascia sotto la pelle un disagio fertile. Se cerchi un horror che non ti rassicuri mai, che usi il genere per dire qualcosa di vero sul desiderio e sulla paura di diventare chi sei, questo è il film giusto.