Persepolis è un memoir animato che affronta la Storia attraverso lo sguardo di una bambina e poi adolescente, trasformando la rivoluzione iraniana e i suoi esiti in racconto personale senza cedere mai al sentimentalismo. Il bianco e nero della grafica, stilizzato ma mai semplicistico, rende il trauma e la crescita con un'urgenza che il realismo forse avrebbe appesantito: ogni inquadratura è netta, ogni contrasto visivo riflette una frattura interiore o politica.
La forza del film sta nell'equilibrio tra testimonianza e ironia, tra dolore e lucidità: Marjane Satrapi (che codirige con Vincent Paronnaud) racconta la propria storia senza autoindulgenza, mostrando tanto l'oppressione del regime quanto lo spaesamento dell'esilio viennese, due forme diverse di solitudine. Le voci italiane di Chiara Mastroianni e dei comprimari restituiscono quel tono intimo e diretto che fa del film qualcosa di più di un documento: un ritratto di formazione politica ed emotiva.
Nominato all'Oscar e premiato a Cannes, Persepolis ha dimostrato che l'animazione può raccontare il presente con la stessa potenza del cinema dal vero, e che la memoria personale può farsi racconto universale quando è raccontata senza filtri retorici.