Fritz Lang costruisce il primo grande thriller psicologico del cinema sonoro partendo da un fatto di cronaca nera che aveva sconvolto la Germania: un assassino seriale di bambine che terrorizza Düsseldorf. Il film inaugura una grammatica del suspense che influenzerà generazioni di registi, da Hitchcock in poi, usando il suono in modo rivoluzionario per un'epoca in cui il parlato era appena arrivato. Quel fischio del tema di Grieg che anticipa l'orrore diventa uno degli elementi più inquietanti della storia del cinema.
Peter Lorre, al suo primo ruolo cinematografico importante, crea un personaggio indimenticabile: non un mostro piatto ma un uomo tormentato, capace di suscitare repulsione e pietà insieme. Il monologo finale, in cui Beckert si confronta con la propria compulsione omicida, resta una delle interpretazioni più intense e disturbanti mai portate sullo schermo. Lang dirige con geometria espressionista ma anche con lucidità documentaristica, mostrando tanto la macchina poliziesca quanto l'organizzazione criminale che si muovono parallele.
Oltre alla tensione narrativa, M affronta questioni che vanno ben oltre il genere: la giustizia popolare contro quella dello Stato, la responsabilità morale di chi non può controllarsi, il confine tra crimine e malattia. Un film che nel 1931 guardava già al buio che stava calando sulla Germania e che oggi colpisce ancora per la sua modernità e per il coraggio di mettere in scena l'indicibile senza compiacimenti.