Il cameraman è una delle prove più alte del cinema muto e uno dei capolavori indiscussi di Buster Keaton. Il film mette in scena la storia di un fotografo di strada che diventa cineoperatore per conquistare la ragazza dei suoi sogni, ma dietro la trama romantica si cela una riflessione lucida sul mestiere del cinema e sulla difficoltà di catturare la realtà.
Keaton costruisce un crescendo di gag fisiche di geometrica perfezione: dalla celebre sequenza nello spogliatoio sovraffollato alla scena della piscina pubblica, ogni inquadratura è calibrata con precisione millimetrica. La macchina da presa diventa protagonista quanto l'uomo, strumento di disastri esilaranti e riscatti inattesi. La regia di Sedgwick e dello stesso Keaton sfrutta ogni possibilità del linguaggio visivo, alternando tempi comici serrati a momenti di autentica poesia.
Il film segna anche la maturità artistica di Keaton, capace di bilanciare slapstick puro e una malinconia sottile che attraversa tutta la narrazione. Il suo personaggio goffo ma determinato resta uno dei ritratti più umani e commoventi del cinema delle origini, e la scimmia co-protagonista è un tocco geniale che amplifica il caos senza mai risultare forzato.