James Mangold chiude il ciclo di Wolverine con un western crepuscolare che spoglia il supereroe di ogni retorica e lo riporta alla dimensione umana del declino. Hugh Jackman offre la sua interpretazione più stratificata del personaggio, un Logan consumato dall'età e dall'alcol che trascina un corpo che non guarisce più. Patrick Stewart porta Xavier a una vecchiaia tragica, fragile e pericolosa insieme.
La fotografia desertica di John Mathieson e la scelta di ambientare tutto in un futuro prossimo e plausibile allontanano il film dall'estetica patinata del genere supereroistico. La violenza è cruda e definitiva, le ferite lasciano segni. L'arrivo di Laura (Dafne Keen, intensa nel suo esordio) innesca un viaggio che è insieme fuga e ricerca di redenzione.
Nominato all'Oscar per la sceneggiatura, Logan dimostra che il cinema di supereroi può guardare ai suoi eroi invecchiare, fallire, morire. Non è un film sul salvare il mondo: è un film su cosa resta quando non puoi più farlo.