Hayao Miyazaki rilegge La Sirenetta con la libertà visionaria che lo contraddistingue, creando un racconto d'amore infantile dove la magia non ha bisogno di spiegazioni razionali. L'animazione dipinta a mano — oltre 170.000 disegni — esplode in sequenze d'acqua che sfidano ogni regola fisica: onde che diventano pesci giganti, tempeste che sembrano creature viventi, una natura animata da forze primordiali.
La semplicità della storia, ambientata quasi interamente in una cittadina costiera durante un diluvio fantastico, nasconde una riflessione sul rapporto tra uomo e natura, tra desiderio e responsabilità. Miyazaki lavora per sottrazione: niente antagonisti puri, niente conflitti forzati, solo l'innocenza di due bambini che si vogliono bene e un mondo che risponde ai loro sentimenti con meraviglia e caos.
La fotografia acquerellata, i colori saturi, la colonna sonora di Joe Hisaishi che amplifica ogni emozione: Ponyo è un'esperienza sensoriale prima ancora che narrativa. Un film che parla ai bambini senza mai infantilizzarli e agli adulti senza mai ammiccamenti nostalgici, ricordando che l'animazione può essere arte pura quando rinuncia al realismo per abbracciare il sogno.