Non esiste un unico Miyazaki: c'è quello del volo e della libertà, quello della natura in guerra con l'uomo, quello dell'infanzia che scopre un mondo più grande di sé. Questa lista costruisce un percorso — non una semplice raccolta — che va dalla porta d'ingresso più accessibile fino alle opere dove il linguaggio si fa più stratificato e personale.
9 film
1988 · 8.1
È il punto d'ingresso consigliato: in 86 minuti distilla tutto l'essenziale di Miyazaki — il senso del meraviglioso nascosto nel quotidiano, la campagna giapponese come luogo vivo, due bambine che non hanno bisogno di essere salvate per essere protagoniste. Non c'è antagonista, non c'è conflitto tradizionale: è una scommessa narrativa che vince su tutti i fronti.
2001 · 8.6
Chihiro è la prova che un personaggio può crescere davanti ai nostri occhi senza che nessuno glielo spieghi: impara lavorando, sbagliando, ricordando. Il mondo degli spiriti è costruito con una logica interna così coerente da sembrare documentato, non inventato.
2004 · 8.2
Qui Miyazaki lavora per sottrazione: la guerra è sullo sfondo ma incombe su ogni scena, e la storia d'amore si svolge tra personaggi che si trasformano letteralmente — Sophie invecchia, Howl perde forma umana. È il suo film più barocco e anche il più malinconico.
1997 · 8.3
Nessun buono, nessun cattivo: Lady Eboshi distrugge la foresta per dare dignità agli emarginati, i Dei della foresta difendono un mondo già perduto. Miyazaki costruisce un conflitto senza soluzione e ha l'onestà di non risolverne le contraddizioni.
1984 · 8.0
Il film che ha fondato lo Studio Ghibli prima ancora che esistesse: la protagonista comprende il mondo tossico in cui vive mentre tutti gli altri lo combattono. La sequenza di volo su ala deltaplano resta uno dei momenti più fisicamente esaltanti di tutta la sua filmografia.
1986 · 8.0
Avventura pura, ritmo cinematografico vicino a Spielberg, un'isola volante che cade in rovina: è il film più adrenalinico di Miyazaki, e anche quello in cui il tema del potere come autodistruzione appare con più chiarezza.
1992 · 7.7
Un pilota mercenario con la testa di maiale sull'Adriatico degli anni Trenta: il film più autobiografico di Miyazaki, con la guerra alle spalle e un'ironia che non trova posto altrove nella sua opera. La scena del flashback nel cielo vale il film intero.
2013 · 7.8
L'ultimo film di un autore che ha scelto di chiudere con qualcosa di scomodo: la biografia romanzata di Jiro Horikoshi, ingegnere dei caccia Zero. Miyazaki mette in scena la bellezza del progetto tecnico e la colpa di ciò che quella bellezza diventa — senza assolvere e senza condannare.
2023 · 7.3
Il ritorno dopo dieci anni è il film più ermetico e personale che abbia mai fatto: un labirinto di simboli dove il lutto, la creatività e la trasmissione del talento si intrecciano senza una mappa esplicita. Da vedere dopo gli altri, quando il linguaggio è già familiare.