The Fall è un film che si costruisce su due piani narrativi intrecciati: la realtà ospedaliera degli anni Venti e il racconto fantastico che il protagonista Roy racconta alla piccola Alexandria. Tarsem Singh orchestra questa doppia dimensione con una fotografia che ha richiesto riprese in ventotto Paesi reali — nessun effetto digitale, solo location mozzafiato scelte una per una — trasformando ogni sequenza della storia dentro la storia in un quadro di straordinaria inventiva visuale.
Lee Pace costruisce un personaggio complesso, un uomo sull'orlo della disperazione che usa la narrazione come arma di manipolazione, mentre Catinca Untaru, bambina non professionista, porta sullo schermo una spontaneità rara: le incomprensioni linguistiche tra i due non sono recitate, sono autentiche. Il risultato è un dialogo che suona vero, fragile, imprevedibile.
Ciò che rende il film necessario è il modo in cui la fantasia diventa specchio delle emozioni: quando Roy cede alla rabbia o alla speranza, il racconto che sta inventando cambia tono, si oscura o si riapre. È un film sul potere delle storie di salvare o di ferire, girato con una cura artigianale oggi quasi estinta.