Il monello segna il passaggio di Chaplin dal cortometraggio al lungometraggio, il suo primo vero film di un'ora con una struttura narrativa che intreccia commedia fisica e dramma sociale. La scelta di affidare la parte del bambino al giovanissimo Jackie Coogan si rivela geniale: i due formano una coppia sullo schermo capace di strappare risate e commozione in egual misura, da quella sequenza in cui riparano vetri rotti con sincronia perfetta alle scene di tenerezza domestica in una stamberga trasformata in casa.
La fotografia di Rollie Totheroh cattura sia i vicoli poveri di Londra sia i momenti di fantasia onirica del finale, mostrando già il controllo visivo che Chaplin avrà sui suoi capolavori successivi. La scena del tentativo di portare via il bambino rimane uno dei momenti più intensi del cinema muto: Chaplin non recita il dolore, lo fa sentire.
È un film che dimostra come il linguaggio del muto potesse raccontare storie universali senza bisogno di parole, affidandosi a gesti, sguardi e tempi comici perfetti. Funziona ancora oggi perché parla di abbandono, paternità e dignità umana con una sincerità che nessuna didascalia potrebbe eguagliare.