Preferisco l'ascensore è uno dei vertici della commedia muta americana e probabilmente il film più celebre di Harold Lloyd. La sequenza della scalata del grattacielo — con Lloyd appeso alle lancette di un orologio a decine di metri d'altezza — è entrata nell'immaginario collettivo del cinema ed è stata girata senza effetti speciali, con rischi reali che oggi sarebbero impensabili. Lloyd vi infonde un senso di vertigine fisica autentica, amplificata dal suo perfetto tempismo comico.
Il film funziona anche come ritratto dell'America degli anni Venti, con il suo culto del successo e l'ossessione per l'arrampicata sociale: Harold mente alla fidanzata per sembrare più importante, finendo intrappolato in una menzogna che lo costringerà letteralmente ad arrampicarsi. La regia di Newmeyer e Taylor costruisce una tensione crescente che culmina negli ultimi venti minuti di pura suspense fisica, dove ogni piano dell'edificio porta una nuova, esilarante catastrofe.
Oltre un secolo dopo la sua uscita, Preferisco l'ascensore conserva intatta la capacità di far ridere e trattenere il fiato, dimostrando che il cinema muto, nelle mani giuste, non ha bisogno di parole per comunicare emozioni universali.