Herzog firma uno dei suoi lavori più dolorosi e al tempo stesso lirici, un road movie alla rovescia che trasforma il sogno americano in una favola amara. La scelta di Bruno S., musicista di strada e non-attore con un passato di istituti psichiatrici, conferisce al protagonista un'autenticità quasi insostenibile: il suo sguardo smarrito di fronte all'incomprensibilità del mondo è la chiave emotiva del film.
Il passaggio dalla Berlino cupa al Wisconsin innevato non porta redenzione ma una desolazione diversa, più sottile. Herzog osserva il fallimento del sogno con una compassione priva di sentimentalismo, registrando il crollo con la precisione di un entomologo e la delicatezza di un poeta. La fotografia di Thomas Mauch trasforma le praterie americane in paesaggi lunari, tanto promettenti quanto inospitali.
Il finale, diventato leggendario, porta la disperazione in un territorio surreale e quasi comico, un'immagine di alienazione che resta impressa. È cinema che osserva i margini dell'esistenza senza giudicare, rivelando una tenerezza inaspettata per chi il sistema ha già condannato.